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MARCO: «IL SINDACATO TORNI AI PROBLEMI REALI»

Roma, 12 ottobre 2026 – Nella prima parte della nostra chiacchierata abbiamo conosciuto Marco. È un nome di fantasia, ma dietro quel nome c’è un collega reale, con una lunga esperienza nel sindacalismo militare, che ha scelto di continuare il proprio impegno nel SIULM Aeronautica. Una decisione riassunta in poche parole: «Non un rifugio, ma una prospettiva».

Ma una prospettiva, per essere credibile, deve avere dei contenuti.

E allora ripartiamo proprio da qui. Dai problemi che riguardano il personale, dal modo in cui un sindacato dovrebbe affrontarli e da una convinzione che accompagna il ragionamento di Marco: per rappresentare davvero qualcuno non bastano gli slogan. Bisogna conoscere ciò di cui si parla.

 

«I problemi reali devono tornare al centro»

Marco, nella prima parte abbiamo parlato della tua scelta. Adesso entriamo nel merito: cosa chiedi oggi a un sindacato?

«Che torni ai temi di interesse reale degli iscritti e che questi vengano studiati in profondità, valutandone la procedibilità/fattibilità secondo il momento politico e finanziario, dialogando proficuamente con gli attori politici, governativi, istituzionali e sociali , quest'ultimi interni ed esterni.

Il rischio, altrimenti, è procedere a tentoni, in maniera estemporanea e superficiale, senza una visione d’insieme e soprattutto lontano dalla realtà viva del Paese».

 

Eppure oggi la comunicazione ha assunto un peso enorme anche nel sindacato. È un problema?

«Lo diventa quando si pensa che bastino gli slogan, magari copiati, un po’ di populismo “à la carte” o che sia sufficiente proporre qualcosa, anche di difficile realizzazione o peggio irrealizzabile, fare quindi comunicazione a tutti i costi. Quando ciò succede fa premio l’apparire piuttosto che l’essere, ed il rischio di perdere credibilità è dietro l’angolo, ma ancora di più di non rappresentare a dovere il militare».

 

Se invece riportiamo al centro i problemi, quali sono specificamente i più importanti su cui un sindacato dovrebbe concentrare maggiormente il proprio lavoro?

Marco parte dalla condizione economica del personale. «Salari in linea con i riferimenti europei, il recupero del gap inflattivo soprattutto per i contrattualizzati (gradi fino a capitano), specificità dei militari, specie quella previdenziale, e trattamento economico accessorio fermo da decenni, riordinare i ruoli aprendo realmente i percorsi di carriera e dando effettività alle carriere direttive dei marescialli, definire compiutamente l'area negoziale della dirigenza».

 

Stai parlando di esigenze molto differenti. Come si riesce a rappresentarle tutte senza finire per tutelare soltanto alcune categorie?

«Capisco bene che sono argomenti che riguardano persone e categorie diversissime, ma tutte egualmente da tutelare.

I temi devono essere studiati in profondità e affrontati con onestà intellettuale e con lo spirito vero del sindacato generalista, senza procedere a tentoni e senza perdere una visione d’insieme, modulando gli interventi su un periodo di medio/lungo periodo».

 

C’è poi un tema sul quale sei particolarmente critico: il recente contratto. Perché?

«Perché, secondo me, con la firma affrettata nell’ultimo rinnovo si è disperso un patrimonio costruito in oltre tre anni di percorso comune. L’accordo è stato sottoscritto da sole cinque sigle sindacali della Difesa sulle quattordici rappresentative e questo ha inevitabilmente inciso sulla capacità di mantenere una linea unitaria e una leadership forte.

Per me l'errore principale non sta tanto e non solo nei contenuti economici dell'accordo, forse difficilmente superabili , ma soprattutto nella completa mancanza di una parte normativa contrattuale che avrebbe potuto risolvere questioni giuridiche ancora aperte (esempio i criteri di alimentazione del Fesi) e di più ancora nell'esser usciti da un tavolo di confronto politico governativo pochi mesi prima dell'ultima finanziaria del governo Meloni , un errore da matita blu , così relegando , ad esempio il tema dei temi, la questione previdenziale specifica dei militari, a un mero confronto da tavolo tecnico e non invece finanziando il fondo che la legge di Bilancio del 2022 n. 234/2021 già prevede.

Ma il problema non è soltanto chi ha firmato e chi non ha firmato. Il punto vero è la coerenza delle scelte sindacali. Se per anni sostieni determinate posizioni, quando arriva il momento decisivo devi essere conseguente. Un contratto incide sullo stipendio, sui diritti e sulle condizioni professionali del personale. Per questo una scelta così importante non può essere improvvisata: deve essere il risultato di un percorso, di una valutazione seria dei contenuti e di una linea sindacale riconoscibile.»

 

Marco, se dovessi indicare un metodo prima ancora delle singole battaglie, quale sarebbe?

«Direi innanzitutto che la comunicazione non può prendere il posto della preparazione. Una classe dirigente sindacale deve crescere culturalmente e professionalmente, attraverso studio, esperienza e competenza. Poi bisogna avere il "dono" della sensibilità sociale, ovvero essere capaci di comprendere anche le altrui necessità, perché un sindacato generalista rappresenta categorie diverse, tutte egualmente da tutelare. Graduati, marescialli, ufficiali e dirigenti hanno esigenze differenti e il compito del sindacato è saperle ascoltare e rappresentare senza contrapporle. È da questa capacità che deve nascere una visione d'insieme e, quindi, l'azione sindacale.»

 

 

Rappresentare tutti, senza contrapporre nessuno

Salari, recupero dell’inflazione, specificità, trattamento economico accessorio, previdenza dedicata e complementare, carriere dei marescialli, percorsi «da graduato a capitano» e valorizzazione della dirigenza: problemi diversi, per categorie diverse, che però incidono tutti sulla condizione di chi indossa l’uniforme. È qui che il concetto di sindacato generalista richiamato da Marco acquista significato: riconoscere esigenze differenti e rappresentarle senza mettere una categoria contro l’altra. Ma per farlo non bastano visibilità e slogan. Servono sensibilità, studio, esperienza, competenza e capacità di comprendere anche «le altrui necessità».

È il metodo nel quale si riconosce il SIULM Aeronautica: ascoltare prima di decidere, studiare prima di proporre e portare poi le proprie posizioni nei luoghi dove si decide. Mettere il personale al centro significa conoscere i problemi e lavorare per trasformarli in soluzioni concrete.

 

 

Resta un ultimo capitolo: il futuro

La nostra chiacchierata con Marco, però, non finisce qui. Dopo la scelta raccontata nel primo capitolo e i contenuti e il metodo affrontati in questo secondo, resta un ultimo passaggio: il futuro. Nel terzo e ultimo capitolo partiremo da ciò che Marco dice di voler mettere a disposizione del SIULM Aeronautica dopo tanti anni di rappresentanza: sensibilità, credibilità, conoscenze ed esperienze, relazioni politiche, istituzionali e sociali, battaglie combattute e risultati ottenuti insieme a tanti colleghi. Un patrimonio che non vuole essere soltanto memoria di ciò che è stato, ma uno strumento per ciò che resta da costruire. Marco lo sintetizza con poche parole, che saranno anche il punto di partenza dell’ultima parte della nostra conversazione: «Tanto ancora c’è da fare».

 

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