Roma, 09 ottobre 2026 – Prima una scelta. Poi un'idea precisa di sindacato. Adesso arriva il momento di guardare avanti.
Nella prima parte della nostra chiacchierata, Marco ci ha spiegato perché ha scelto il SIULM Aeronautica: «Non un rifugio, ma una prospettiva».
Nel secondo capitolo siamo entrati nei problemi reali del personale: stipendi, inflazione, specificità militare, previdenza e carriere. Ma abbiamo parlato anche di competenza, preparazione e di un sindacalismo che deve saper studiare prima di proporre e costruire contenuti prima di comunicarli.
Ora resta la domanda forse più importante: che cosa significa mettere una vita di esperienza sindacale al servizio di un nuovo progetto?
Perché un conto è raccontare quello che si è fatto. Un altro è dimostrare quanto si è ancora disposti a fare.
Marco, dopo tanti anni di rappresentanza, che cosa porti concretamente nel SIULM Aeronautica?
«Porto con me, per metterla a disposizione degli iscritti, insieme ai molti amici che mi stanno seguendo, un patrimonio di credibilità, conoscenze ed esperienze, di salde relazioni politiche, istituzionali e sociali, conseguenza di battaglie ventennali combattute , a partire da quella che ha portato all'odierno diritto sindacale per i militari anche con esposizione diretta e personale in Italia ed in Europa , e poi passati risultati concreti ottenuti insieme a tanti colleghi nell'azione rappresentativa prima e sindacale oggi .
Però mi piace dire che prima ancora di questi fondamentali aspetti di competenza e credibilità, il sindacalista militare deve possedere una qualità o meglio attitudine: una spiccata sensibilità sociale, cosa che tutti noi che abbiamo fatto questa scelta pensiamo di possedere e che ritrovo anche nei nuovi amici del SIULM ».
Parli di vent'anni di battaglie e risultati. Pensi che il lavoro sia arrivato a conclusione?
«Tanto ancora c'è da fare!».
Eppure, dopo un percorso così lungo, qualcuno potrebbe pensare che sia arrivato il momento di fermarsi. Tu cosa rispondi?
«Penso che nessuno è indispensabile, ovviamente, ma che alcuni sono più utili di altri in certi ruoli ed in certi frangenti perché portatori di esperienze vissute.
Aggiungo poi che si dovrebbe sempre sentire la necessità di trasferire ai giovani il bagaglio esperienziale e di conoscenza acquisito specie prima di lasciare un servizio di così alta valenza sociale , come quello di fare sindacato.
Ecco perché io ed altri continueremo, per ancora qualche tempo, a fare ciò che abbiamo sempre fatto: essere disponibili verso gli altri, studiare, ascoltare, impegnarsi, proporre e lottare per il personale dell'Aeronautica Militare e poi saremo passare un "testimone consapevole" ad una nuova e giovane classe dirigente che sta crescendo».
Hai scelto di ripartire insieme ad altri colleghi. Che cosa troverà chi deciderà di condividere questo percorso?
«Chi vorrà condividere questo percorso troverà in me, negli amici che sono con me in questa decisione e nel SIULM Aeronautica la stessa sensibilità sociale , la passione, la competenza, la stessa determinazione e la stessa coerenza che hanno caratterizzato il mio e l'altrui impegno in questi venti anni».
Dopo tutto quello che ci hai raccontato, a chi affidi il giudizio su questa nuova fase?
«Il tempo, come sempre, sarà il giudice più imparziale, ma permettimi di dire che , per chi deve giudicare la bontà della nuova proposta, anche la storia personale, ed i risultati ottenuti nel passato possono essere indice e metro per decidere se seguirci in questo nuovo progetto».
Marco, un ultimo messaggio ai colleghi?
«A presto, nel SIULM Aeronautica, La divisa ci unisce».
Il futuro non si eredita: si costruisce
Tre capitoli, un'unica direzione. Marco ha raccontato una scelta maturata nel tempo, ha indicato i problemi sui quali un sindacato deve misurare la propria credibilità e, infine, ha spiegato che cosa intende mettere a disposizione del SIULM Aeronautica. Ma il passaggio più significativo non riguarda ciò che ha fatto ma ciò che vuole ancora fare. «Tanto ancora c'è da fare!» non è una frase di circostanza: è la consapevolezza che nessuna esperienza, per quanto lunga, può sostituire il lavoro che resta da compiere. Vent'anni di battaglie non danno automaticamente ragione a nessuno. Le relazioni istituzionali non sono un trofeo. La competenza non è un titolo da esibire e la credibilità non si conserva vivendo di rendita. Tutto questo ha valore soltanto quando viene messo a disposizione degli altri. E le parole di Marco assumono un significato più ampio: il sindacato non è il luogo nel quale affermare sé stessi, ma lo strumento attraverso il quale rappresentare gli interessi collettivi. Non contano le bandiere personali, né il protagonismo di chi cerca visibilità. Contano solo la capacità di ascoltare, la preparazione necessaria per affrontare i problemi e la determinazione nel sostenere le proprie proposte.
SIULM Aeronautica: la forza dell'esperienza, il coraggio di guardare avanti
È questa la prospettiva nella quale il SIULM Aeronautica vuole continuare a crescere. Unire l'esperienza di chi ha attraversato anni di rappresentanza militare alle energie di chi oggi contribuisce a costruire il sindacalismo delle Forze Armate. Valorizzare le competenze senza trasformarle in privilegi. Rafforzare le relazioni istituzionali senza perdere il contatto con i colleghi. E soprattutto ricordare che dietro ogni questione sindacale ci sono persone, famiglie, aspettative e diritti che meritano attenzione. Salari, previdenza, specificità, trattamento economico accessorio e carriere sono problemi sui quali occorre lavorare con continuità, conoscenza e determinazione.
Il messaggio che emerge dalla storia di Marco è anche quello che il SIULM Aeronautica intende portare avanti: non chiediamo fiducia sulla base delle parole, ma vogliamo meritarla attraverso il lavoro, la coerenza delle scelte e la capacità di rappresentare il personale.
La credibilità non si proclama. Si costruisce. E si dimostra ogni giorno.
SIULM Aeronautica – La divisa ci unisce.



