La firma del nuovo contratto della sanità, che prevede aumenti fino a circa 240 euro lordi mensili per gli infermieri, rappresenta un segnale importante di riconoscimento verso una categoria che ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini.
Ma c’è una domanda che non può più essere ignorata.
Chi difende il Paese, chi garantisce la sicurezza nazionale, chi interviene nelle emergenze, chi opera nei teatri operativi in Italia e all’estero, perché continua a essere lasciato indietro?
Le Forze Armate sono ormai il comparto della Pubblica Amministrazione che sta perdendo sempre più terreno rispetto agli altri lavoratori pubblici.
Mentre altri comparti ottengono rinnovi contrattuali con incrementi economici significativi, i militari continuano a subire contratti incapaci di recuperare l’inflazione e l’aumento del costo della vita. Il risultato è evidente: il potere d’acquisto diminuisce anno dopo anno, rendendo sempre meno attrattiva la professione militare.
Non è una contrapposizione tra categorie. Gli infermieri meritano questi aumenti. Così come li meritano gli insegnanti, le Forze di polizia, i Vigili del Fuoco e tutti i lavoratori pubblici.
Quello che non è più accettabile è che i militari continuino a essere il comparto che paga il prezzo più alto, con stipendi che perdono valore, una previdenza dedicata ancora assente e un contratto che non è stato in grado di garantire un reale recupero del potere d’acquisto.
Ogni rinnovo contrattuale degli altri comparti amplia il divario.
Ogni mese che passa aumenta la distanza tra il trattamento economico dei militari e quello di altre categorie del pubblico impiego.
La Difesa non può continuare a essere considerata una voce di spesa da comprimere. La sicurezza della Nazione è un investimento, non un costo.
Ed è proprio per questo che il SIULM ha scelto di non firmare il contratto del comparto Difesa.
Una scelta che qualcuno ha criticato, ma che oggi appare ancora più fondata.
Non potevamo sottoscrivere un accordo che non garantiva un reale recupero del potere d’acquisto, che non offriva risposte concrete sulla previdenza dedicata e che, nei fatti, avrebbe continuato ad aumentare il divario economico tra i militari e gli altri lavoratori pubblici.
Quel contratto non doveva essere firmato.
Firmarlo avrebbe significato certificare come sufficiente un risultato che sufficiente non era.
Il SIULM ha scelto di assumersi la responsabilità di dire no, perché i militari meritano molto di più di un rinnovo che li condanna a perdere terreno anno dopo anno.
Noi continueremo a chiedere un contratto che restituisca dignità economica al personale militare, una previdenza complementare finalmente concreta e investimenti strutturali che riportino la Difesa al livello che merita.
Perché chi cura il Paese merita rispetto.
Ma chi lo difende non può continuare a essere abbandonato dallo Stato.



