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FESI, PRIMA SI FIRMA E POI SI CHIEDE AL MINISTRO?

Roma, 21 settembre 2026 – Più risorse per il FESI? Il SIULM Aeronautica le chiedeva già quando il contratto 2025-2027 era ancora in discussione. E lo faceva nella sede prevista per negoziare: il tavolo contrattuale.

Il 25 giugno, a Palazzo Vidoni, il SIULM Aeronautica presentò infatti una proposta precisa: portare dal 20 al 40% la quota dei fondi CFI e CFG destinata al FESI. Secondo la stima formulata allora dal Sindacato, la misura avrebbe potuto generare circa 450 euro lordi annui in più per ciascun militare, senza nuovi stanziamenti. 

 

 

Prima si firma, poi si scrive al Ministro?

Poche settimane dopo, il contratto è stato chiuso. In ambito Aeronautica Militare, una sola APCSM ha scelto di sottoscriverlo. Il SIULM Aeronautica, invece, ha deciso di non firmare il contratto 2025-2027 perché riteneva che ci fossero ancora margini per migliorarlo. Tra le questioni indicate espressamente c’erano proprio le maggiori risorse per il FESI. 

Oggi, però, proprio chi ha scelto di firmare torna sullo stesso argomento e scrive al Ministro della Difesa chiedendo di portare dal 20 al 25% la quota di CFI e CFG destinata al Fondo.

La domanda, quindi, è inevitabile: perché chiedere oggi al Ministro ciò che il SIULM Aeronautica aveva già chiesto, e in misura maggiore, quando il tavolo negoziale era ancora aperto ed era quella la sede in cui discuterne e contrattare?

Sì, cari colleghi. Il SIULM chiedeva il 40% nella sede istituzionale deputata al confronto. Oggi, dopo la firma, si chiede il 25%.

Non è una questione di opinioni. È una questione di metodo e di regole. E, a questo punto, riteniamo necessario ricordarlo anche ai colleghi che hanno scelto di firmare un contratto sul quale restavano questioni importanti da negoziare. Una firma che, alla luce delle richieste avanzate oggi, appare evidentemente troppo frettolosa anche per loro.

 

 

Prima il 40% resta sul tavolo, poi si chiede il 25%

Il paradosso, però, va oltre. Prima si firma il contratto, contribuendo a chiudere una trattativa nella quale il SIULM Aeronautica aveva chiesto di continuare a negoziare. Poi, a contratto chiuso, tornano d’attualità proprio temi e proposte rimasti sul tavolo e vengono riproposte al Ministro soluzioni che vanno nella stessa direzione, peraltro in misura più contenuta.

Sul FESI la sequenza è difficile da ignorare: il SIULM aveva proposto il 40% nella sede negoziale; quella proposta non è entrata nel contratto; altri hanno scelto comunque di firmare. Oggi, quegli stessi colleghi, chiedono il 25%.

È quantomeno singolare scegliere di chiudere la contrattazione e poi riscoprire l’utilità di una proposta rimasta sul tavolo, ripresentandola peraltro in versione ridotta.

 

 

Sul FESI esistono regole e procedure precise

Il quadro normativo, del resto, colloca il FESI all’interno di un preciso sistema di relazioni sindacali.

L’articolo 5 del DPR 24 marzo 2025, n. 52 ha modificato la disciplina del Fondo per l’Efficienza dei Servizi iIstituzionali. Il nuovo comma 6 dell’articolo 5 del DPR 171/2007 stabilisce che i criteri per la destinazione e l’utilizzazione delle risorse siano determinati con decreto del Ministro della Difesa, su proposta del Capo di Stato Maggiore della Difesa, all’esito della specifica procedura prevista dai commi successivi.

Il comma 6-bis prevede, inoltre, che l’Amministrazione trasmetta lo schema di provvedimento alle Associazioni Sindacali firmatarie dell’ultimo accordo, chiamate quindi a intervenire nella procedura prevista dalla norma.

Il punto, allora, è semplice: una lettera al Ministro non sostituisce la contrattazione né le procedure di confronto previste dall’ordinamento.

Se si voleva modificare la quota delle risorse CFI e CFG destinate al FESI, la sede per sostenere quella proposta era il tavolo contrattuale quando era ancora aperto. Ed è proprio lì che il SIULM Aeronautica aveva chiesto di portarla dal 20 al 40%.

 

 

La contrattazione non si sostituisce con una lettera

l punto, allora, è semplice: una lettera al Ministro non sostituisce la contrattazione né le procedure di confronto previste dall’ordinamento.

Se si voleva modificare la quota delle risorse CFI e CFG destinate al FESI, la sede per sostenere quella proposta era il tavolo contrattuale quando era ancora aperto. Ed è proprio lì che il SIULM Aeronautica aveva chiesto di portarla dal 20 al 40%.

La differenza, quindi, non sta soltanto nella percentuale. Sta soprattutto nel metodo.

Noi continuiamo a sostenere ciò che sostenevamo allora: quando il tavolo è aperto, si contratta. Non lo si chiude per poi chiedere al Ministro, poche settimane dopo, di intervenire proprio su ciò che si poteva negoziare prima.

Rappresentare il personale significa anche questo: utilizzare fino in fondo la forza della contrattazione quando è il momento di contrattare.

 

 

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