SIULM – Sindacato Unitario Lavoratori Militari

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PER IL SIULM AERONAUTICA NESSUNA TESSERA VALE LA DIGNITÀ

Roma, 25 ottobre 2026 - Quando un collega sceglie un sindacato, gli affida fiducia, problemi e aspettative. Quella fiducia impone onestà, anche quando la verità riconosce un merito a un’altra sigla. Per il SIULM Aeronautica è un principio elementare: ci complimentiamo con chi ottiene risultati per il personale. Rispettiamo il lavoro, lo studio, la tenacia. Rispettiamo anche chi affronta una battaglia seria senza riuscire a vincerla.

Non ci attribuiremo conquiste altrui. Non screditeremo quelle degli altri per raccogliere qualche iscrizione. Non appartiene alla nostra cultura sindacale. Ci vergogneremmo di farlo.

 

 

Le bandierine non cancellano i documenti

Accusare gli altri di mettere bandierine e poi attribuirsi i risultati del loro lavoro significa fare proprio ciò che si rimprovera agli altri. Con l’aggravante di tentare di prendersi meriti che non si hanno. Pubblicare una soluzione sotto il proprio logo non significa averla proposta, sostenuta o ottenuta.

Gli interventi registrati, le PEC, le date e i protocolli permettono di ricostruire il lavoro svolto. Non spiegano necessariamente ogni passaggio che conduce a una decisione, ma impediscono di riscrivere liberamente la storia di una proposta.

Un risultato può nascere dal lavoro di più sigle. Ma cancellare il contributo documentato degli altri per attribuirsene il merito significa ingannare i colleghi e appropriarsi del lavoro altrui. È una scorrettezza grave, incompatibile con l’etica di chi pretende di rappresentarli.

La credibilità si costruisce prima del comunicato: studiando, proponendo, insistendo.

 

 

I colleghi non sono deleghe da conquistare

Il mercimonio delle tessere comincia quando una conquista interessa soprattutto per le adesioni che può procurare. Quando si sminuisce un’iniziativa altrui per scoraggiarne la partecipazione, oppure la si rivendica appena produce un risultato.

In entrambi i casi viene meno il rispetto. Per chi ha lavorato e, soprattutto, per chi deve scegliere a chi affidarsi.

Si può contestare una strategia, discuterne i rischi, giudicare insufficiente un risultato. È parte del confronto sindacale. Ma servono argomenti verificabili e informazioni complete. Screditare non è rappresentare. Appropriarsi di un merito non è ottenere una conquista.

 

 

Vergogna è la parola giusta

La nostra libertà sindacale viene anche dall’impegno di chi affrontò proteste, processi e decisioni contrarie. Quella storia appartiene a tutti e impone una responsabilità: trattare con serietà i diritti e il lavoro necessario a farli riconoscere.

Per questo diciamo vergogna davanti alla scelta consapevole di attribuirsi meriti altrui o screditare chi li ha maturati per ottenere qualche tessera in più. È un giudizio sulla condotta, non un modo per negare dignità a chi dissente.

Noi continueremo a riconoscere i risultati delle altre sigle e a rispondere del nostro operato con fatti e documenti. Non ci attribuiremo meriti altrui e non screditeremo il lavoro degli altri per ottenere iscrizioni. Se un nostro dirigente dovesse farlo, ce ne vergogneremmo e gli chiederemmo di risponderne: l’etica che pretendiamo dagli altri deve valere prima di tutto in casa nostra. Vogliamo colleghi che ci scelgano per ciò che facciamo davvero. Una delega ottenuta falsando la realtà è già un tradimento della fiducia di chi la firma.

 

 

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