Nel dibattito sulla previdenza del personale militare viene sollevata un’obiezione apparentemente tecnica. La previdenza dedicata, si sostiene, non sarebbe già disciplinata da una norma specifica. Per questo motivo non avrebbe dovuto trovare spazio al tavolo della negoziazione contrattuale.
È un’argomentazione debole, perché confonde due piani differenti: quello della discussione sindacale e quello della produzione legislativa.
Un tavolo negoziale non può approvare una legge dello Stato. Non può modificare autonomamente i requisiti pensionistici e non può creare una spesa permanente priva di copertura finanziaria. Questo limite è evidente. Tuttavia, da esso non deriva che il tavolo possa discutere soltanto ciò che è già previsto dalle norme.
Al contrario, se ogni soluzione dovesse esistere prima del confronto, la negoziazione perderebbe gran parte della propria funzione.
La differenza tra discutere e legiferare
La concertazione non sostituisce il Parlamento. Tuttavia, può individuare un problema, elaborare una proposta, definire la platea interessata, stimare i costi e impegnare il Governo a predisporre l’intervento normativo necessario.
Il tavolo può inoltre concludersi con un protocollo, una dichiarazione congiunta, un impegno politico o l’individuazione delle risorse da destinare alla misura.
Poi, gli aspetti che richiedono una norma primaria dovranno essere approvati attraverso una legge.
Questa sequenza non rappresenta un’anomalia. È il normale rapporto tra confronto sindacale, decisione politica e produzione normativa.
La formulazione corretta, quindi, non è: «La previdenza dedicata non esiste e non doveva essere portata al tavolo». La formulazione corretta è un'altra: «Il problema previdenziale deve essere affrontato nel confronto con le rappresentanze del personale e, una volta individuata la soluzione più idonea, tradotto nei necessari strumenti legislativi e finanziari.»
La concertazione è già richiamata dalla legge
La legislazione previdenziale del comparto dimostra inoltre che il confronto negoziale non è estraneo alla materia. L’articolo 26, comma 20, della legge n. 448 del 1998 prevede che le procedure di negoziazione e concertazione possano definire, per il personale interessato, la disciplina del trattamento di fine rapporto e l’istituzione delle forme di previdenza complementare.
La legge stessa, quindi, ha riconosciuto al tavolo una funzione rilevante nella costruzione del sistema previdenziale.
Sostenere che la concertazione debba limitarsi a prendere atto di ciò che è già disciplinato significa ridurla a una semplice comunicazione amministrativa.
Un sindacato non nasce per commentare passivamente le norme esistenti. Nasce per individuare i problemi, formulare proposte e chiedere modifiche quando le regole non sono più sufficienti o producono effetti iniqui.
È esattamente ciò che il SIULM Aeronautica ha fatto. Ha portato al tavolo una criticità concreta che riguarda migliaia di militari prossimi al pensionamento, chiedendo che venga individuata una soluzione capace di garantire equità tra le diverse generazioni di personale.
Un tema già presente in Parlamento
La previdenza dedicata, inoltre, non è una formula inventata senza alcun riferimento istituzionale.
Nella XIX legislatura è stato presentato al Senato il disegno di legge S. 161, dedicato alla perequazione previdenziale del personale del comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico.
Nel corso dell’attività parlamentare sono state presentate anche proposte emendative finalizzate all’istituzione di un fondo per la previdenza dedicata del comparto Sicurezza-Difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Altri atti hanno utilizzato espressamente la formula “attivazione della previdenza dedicata”. Questo non significa che la misura sia già stata approvata, ma dimostra che il tema è concreto, politico e legislativo. Non si sta chiedendo di discutere qualcosa di inesistente, ma di affrontare una questione già formalizzata e ancora irrisolta.
Il vuoto normativo non può diventare un alibi
Rinunciare a discutere la previdenza dedicata perché manca una legge già pronta significherebbe trasformare il vuoto normativo in un alibi permanente.
La norma non arriverebbe mai, proprio perché nessuno avrebbe accettato di costruirla.
Seguendo questo ragionamento, nessuna nuova tutela potrebbe mai nascere. Ogni proposta verrebbe respinta perché non prevista, ma nessuna norma verrebbe mai approvata perché nessuno avrebbe potuto discuterla prima.
È un ragionamento circolare e il tavolo di concertazione deve invece servire proprio a rompere questo meccanismo, per definire il problema, individuare le possibili risposte e chiedere al Governo di assumere un impegno preciso.
Il ruolo della rappresentanza sindacale
Una rappresentanza sindacale seria non può limitarsi a dire che una misura non esiste ancora e perciò è inutile portarla la tavolo della concertazione. Il suo compito è l’opposto.
Deve rappresentare i bisogni del personale, evidenziare le criticità e chiedere che vengano individuate le soluzioni più efficaci, anche quando richiedono successivi interventi normativi.
Nel caso della previdenza, il problema è evidente. La previdenza complementare è necessaria, ma non può tutelare allo stesso modo chi ha davanti venti o trent’anni di contribuzione e chi si trova ormai vicino al congedo.
Per questo, insieme alla previdenza complementare, deve essere affrontata anche la questione di come tutelare il personale che non dispone più del tempo necessario per costruire una posizione previdenziale adeguata. La prima costruisce una rendita futura. La seconda deve correggere gli squilibri già prodotti e tutelare chi non dispone più del tempo necessario per accumulare un capitale adeguato.
Portare questo tema al tavolo della concertazione non significa invadere le competenze del Parlamento. Significa fare esattamente ciò che una rappresentanza sindacale deve fare: evidenziare un problema reale, chiedere che venga affrontato e contribuire a costruire, insieme alle istituzioni, la soluzione più equa e sostenibile.
Sarà poi il legislatore, sulla base delle necessarie valutazioni tecniche, attuariali e finanziarie, a individuare gli strumenti normativi più idonei.
Dire che una questione non possa essere discussa perché la relativa norma non esiste ancora significa dimenticare che ogni legge, prima di essere approvata, è stata una proposta.



