C’è una frase che, nel nostro ambiente, torna fin troppo spesso: «Siamo militari». La si pronuncia per ricordare che gli ordini si eseguono, che il servizio viene prima delle comodità personali e che l’uniforme comporta doveri particolari.
Ed è profondamente vero.
Essere militari significa accettare disciplina, disponibilità e sacrificio. Significa lasciare a casa i propri affetti quando il servizio chiama, esserci mentre altrove la vita continua e garantire il proprio contributo anche quando sarebbe più facile restare a casa. È il prezzo consapevole di una scelta che conserva un significato alto: servire lo Stato e la collettività.
Ma proprio per questo «siamo militari» non può diventare una formula buona per giustificare tutto. Una frase nata per richiamare al dovere non deve servire a evitare ogni domanda. Fermarsi a capire se si sta facendo la cosa giusta non è debolezza. È responsabilità.
Obbedire e comandare bene
Gli ordini si eseguono. Ma il dovere di obbedire non cancella quello di comandare bene. Chi riceve un ordine risponde della sua esecuzione; chi lo impartisce risponde della sua necessità, della sua coerenza e delle conseguenze che produce.
Sono le due responsabilità sulle quali si regge una gerarchia sana.
La disciplina non è il silenzio di chi rinuncia a pensare. È la fiducia di chi sa di appartenere a un’organizzazione nella quale ciascuno svolge con serietà la propria funzione.
Un’istituzione può apparire solida perché tutti eseguono. Ma la sua vera forza si vede quando chi esegue continua anche a credere nel sistema al quale appartiene.
La domanda di Totò ci riguarda ancora
Nel celebre film del 1955, Totò poneva una domanda entrata nella cultura italiana: «Siamo uomini o caporali?».
Il suo “caporale”, naturalmente, non era il militare che porta quel grado con onore. Era una figura morale: chi riceve una piccola parte di potere e la usa per sentirsi più grande, umiliare o imporre la propria volontà a chi non può opporsi.
La distinzione di Totò non riguarda i gradi, ma il modo in cui si esercita l’autorità. Si può avere un grado elevato ed essere profondamente uomini. E si può non averne alcuno, ma comportarsi da “caporali” ogni volta che si dimentica di avere davanti una persona.
Il punto non è scegliere tra disciplina e umanità. Una disciplina senza umanità diventa obbedienza cieca; un’umanità senza regole indebolisce qualsiasi organizzazione. La vera sfida è tenerle insieme.
Tutelare i gradi significa evitare uno spreco
Il grado non è una corona, un privilegio o un modo per evitare i compiti più faticosi. Rappresenta una funzione e racchiude esperienza, formazione, responsabilità e anni di servizio.
Tutelarlo non significa difendere la vanità di chi lo indossa, ma proteggere la coerenza dell’intera organizzazione. Se i gradi perdono significato, i ruoli diventano intercambiabili e le competenze vengono ignorate, non si crea uguaglianza, si crea disordine.
Lo stesso vale per le professionalità. Dietro ogni competenza ci sono studio, addestramento, esperienza e risorse pubbliche investite. Quando una persona formata per coordinare, decidere o svolgere attività specialistiche viene destinata stabilmente a compiti estranei alla propria funzione, non si mortifica soltanto il singolo, si disperde un patrimonio dello Stato.
Naturalmente, nell’emergenza tutti fanno ciò che serve. In quei momenti non esistono compiti prestigiosi o umili. Ma l’emergenza è una cosa; trasformare l’eccezione in un sistema è un’altra.
Quando una soluzione provvisoria diventa permanente e ogni dubbio viene liquidato con un «siamo militari», forse non siamo più davanti a un sacrificio necessario. Forse stiamo usando lo spirito di servizio per coprire ciò che dovrebbe essere risolto con una migliore organizzazione.
L’impegno del SIULM Aeronautica
Per il SIULM Aeronautica, tutelare gradi, ruoli e professionalità non è una battaglia corporativa. Non significa considerare alcuni compiti indegni né creare zone di comodità. Ogni attività necessaria merita rispetto e ogni militare contribuisce alla missione della Forza Armata.
Il problema nasce quando l’eccezione diventa normalità, il sacrificio perde una ragione concreta e le competenze vengono utilizzate senza criterio.
È in questi momenti che il sindacato deve intervenire: ascoltare, verificare, segnalare e proporre soluzioni. Il SIULM Aeronautica cerca di farlo ogni giorno, dando voce ai problemi prima che diventino conflitti, chiedendo regole chiare e tutelando le persone senza perdere di vista l’efficienza del servizio.
La rappresentanza non agisce contro l’istituzione, ma dentro di essa. Segnalare un impiego improprio non significa contestare l’autorità. Significa aiutare l’Amministrazione a vedere ciò che non funziona e offrirle la possibilità di correggerlo.
La vita militare resterà impegnativa, e sarebbe poco serio negarlo. Ma proprio perché non tutti i sacrifici possono essere evitati, occorre distinguere quelli necessari da quelli prodotti dall’abitudine, dalla disattenzione o da una cattiva organizzazione.
L’autorevolezza si conquista
Comandare significa poter chiedere molto agli altri. Ma significa anche sapere quando, perché e fino a dove sia giusto farlo.
Le persone affrontano anche grandi fatiche quando ne comprendono la necessità. Ciò che le logora, spesso, non è il peso del compito, ma la sensazione che quel peso sia inutile, che l’esperienza maturata non conti o che la loro disponibilità venga considerata inesauribile.
Tutelare gradi, ruoli e professionalità, quindi, non indebolisce la gerarchia, la rende credibile. Non significa rivendicare privilegi, ma chiedere coerenza. E non mette in discussione lo spirito di servizio: impedisce che venga usato male.
«Siamo militari» dovrebbe ricordarci che abbiamo più doveri, non meno dignità. Nessuna uniforme cancella la persona che la indossa. E rispettare le persone non rende il servizio meno efficiente. Lo rende migliore.
Il SIULM Aeronautica ha scelto di stare dalla parte delle persone e, proprio per questo, dalla parte di una Forza Armata più consapevole e più forte.
I gradi si indossano sull’uniforme, l’autorità deriva dalla funzione, ma l’autorevolezza si conquista ogni giorno: nel modo in cui si esercita il comando e si trattano le persone.
SIULM Aeronautica – La divisa ci unisce



