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CONTRATTO MILITARI 2025-2027: AUMENTI E POTERE D'ACQUISTO

Roma, 26 giugno 2026 – Negli ultimi giorni il Governo ha autorizzato il rinnovo economico del Contratto Collettivo Nazionale del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. Per il personale docente e ATA sono previsti aumenti medi di circa 143 euro lordi mensili, oltre agli arretrati maturati.

Nel frattempo continua il confronto per il rinnovo contrattuale del comparto Difesa e Sicurezza, che interessa anche il personale delle Forze Armate.

Ma il paragone tra i due comparti è davvero corretto? E soprattutto: gli aumenti previsti per i militari riusciranno a difendere il loro potere d'acquisto?

Lo abbiamo chiesto a Emilio Schiavone, da anni attento osservatore delle dinamiche economiche e previdenziali che riguardano il personale militare.

 

 

«Il confronto con la scuola ha davvero senso oppure si tratta di realtà troppo diverse?»

Per Emilio Schiavone il paragone tra scuola e Forze Armate non serve a stabilire chi debba percepire uno stipendio più elevato, ma a comprendere quanto i rinnovi contrattuali riescano realmente a difendere il potere d'acquisto dei lavoratori. «Le due realtà sono certamente differenti sotto il profilo delle funzioni e dell'organizzazione, ma condividono un elemento fondamentale: entrambe appartengono al pubblico impiego e sono chiamate a confrontarsi con lo stesso fenomeno economico, cioè la perdita del potere d’acquisto dei loro stipendi.

Per questo il raffronto non serve a stabilire chi debba guadagnare di più, ma aiuta a capire quanto i rinnovi contrattuali riescano realmente a proteggere il reddito dei lavoratori.

Nel comparto scuola gli aumenti e gli arretrati sono già stati definiti: aumenti medi pari a circa 143 euro lordi mensili, corresponsione di arretrati medi superiori a 800 euro lordi, con importi variabili in funzione dell’anzianità di servizio e adeguamento delle tabelle stipendiali per il triennio contrattuale 2025-2027. Fra l'altro, la stessa Presidente del Consiglio ha sottolineato come, durante questa legislatura il comparto scuola ha ottenuto tre rinnovi contrattuali con incremento retributivo complessivo di 412 euro lordi.

Per il comparto Difesa e Sicurezza, invece, le risorse oggi disponibili sembrano orientare il rinnovo verso incrementi che, nella disponibilità effettiva del dipendente, potrebbero attestarsi mediamente intorno ai 100 euro netti mensili.

Il punto, quindi, non è stabilire quale comparto ottenga di più, ma verificare se gli aumenti previsti siano realmente in grado di compensare gli effetti dell'inflazione e del caro vita degli ultimi anni.»

 

 

«Molti militari si chiedono: cento euro in più non rappresentano comunque un miglioramento?»

L'analisi di Emilio Schiavone si concentra poi sul tema che più preoccupa il personale: il progressivo calo del potere d'acquisto causato dall'aumento del costo della vita: «Naturalmente qualsiasi aumento è positivo. Il problema è capire quale sia il suo valore reale.

Negli ultimi anni le famiglie hanno dovuto affrontare rincari importanti praticamente in ogni settore: energia, carburanti, alimentazione, mutui, servizi e spese quotidiane.

L'inflazione degli ultimi anni ha inciso pesantemente sui bilanci familiari del personale militare. Sono aumentati in misura significativa i costi dell'energia, dei carburanti, dei generi alimentari, le rate dei mutui e dei finanziamenti, oltre a numerosi servizi essenziali per le famiglie. In tale contesto l’incremento proposto appare insufficiente a recuperare la perdita di capacità reddituale subita dal personale.

Se il costo della vita cresce molto più rapidamente degli stipendi, il rischio è che un aumento nominale non riesca a compensare la perdita di potere d'acquisto.

In altre parole, si può percepire uno stipendio leggermente più alto ma, allo stesso tempo, riuscire ad acquistare meno beni e servizi rispetto a qualche anno fa.

È proprio questa la preoccupazione che molti militari manifestano: non tanto l'entità dell'aumento in sé, quanto la sua capacità di recuperare ciò che è stato perso a causa dell'inflazione

 

 

«Nel dibattito sul contratto si parla spesso di previdenza complementare e previdenza dedicata. Perché viene considerata così importante?»

È a questo punto che, secondo Emilio Schiavone, emerge una delle principali criticità ancora irrisolte per il personale delle Forze Armate: l'assenza di una previdenza complementare dedicata, destinata a produrre effetti ben oltre il periodo di servizio. «Perché non riguarda soltanto il futuro pensionistico, ma rappresenta una parte della retribuzione differita che altri comparti possiedono già da molti anni.

Il personale militare continua a essere privo di un sistema di previdenza complementare dedicato, nonostante se ne parli da tempo e nonostante siano stati previsti specifici interventi normativi.

Questo significa che la penalizzazione non riguarda soltanto lo stipendio di oggi, ma accompagna il militare anche dopo il termine della carriera.

Lo stesso discorso vale per la previdenza dedicata che, a mio avviso, rappresenta una priorità ancora più urgente della previdenza complementare. Mentre quest'ultima può produrre effetti significativi per chi ha ancora molti anni di servizio davanti, la previdenza dedicata consentirebbe di tutelare anche il personale ormai prossimo alla quiescenza, che difficilmente avrebbe il tempo necessario per costruire una posizione complementare sufficientemente solida. È una questione di equità: nessun militare dovrebbe essere lasciato indietro solo perché la soluzione arriva troppo tardi rispetto alla fine della propria carriera.

Per questo motivo ritengo che il rinnovo contrattuale non possa essere valutato esclusivamente osservando l'importo dell'aumento mensile.

Occorre considerare l'intero sistema delle tutele economiche.

Le Forze Armate sono caratterizzate da disponibilità permanente, mobilità geografica, impiego operativo, limitazioni nell'esercizio di alcuni diritti e responsabilità particolari.

La cosiddetta specificità militare non può restare soltanto un principio astratto, ma dovrebbe tradursi anche in strumenti economici e previdenziali adeguati

 

 

Una questione che guarda al futuro

Il confronto sul rinnovo contrattuale del comparto Difesa e Sicurezza non riguarda esclusivamente la misura degli aumenti stipendiali.

In gioco c'è un tema più ampio: la capacità delle nuove risorse di preservare il potere d'acquisto del personale, riconoscere concretamente la specificità della professione militare e colmare, finalmente, il ritardo accumulato sul fronte della previdenza complementare e su quello della previdenza dedicata.

Per molti militari, dunque, la vera sfida del contratto 2025-2027 non sarà soltanto ottenere qualche euro in più in busta paga, ma costruire un sistema economico che garantisca maggiore stabilità durante il servizio e una tutela più adeguata anche negli anni della pensione.

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