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FISCAL DRAG: IL SIULM PORTA LA PROPOSTA AL GOVERNO

Roma, 02 settembre 2026 - Ormai conosciamo Marco, il nostro collega immaginario. Non esiste davvero ma nelle sue giornate, nei suoi problemi e nel suo cedolino raccontiamo situazioni che riguardano molti militari.

Oggi Marco guarda proprio quel cedolino e vede finalmente una cifra più alta. Dopo anni di prezzi in aumento e tanta attesa per il rinnovo contrattuale, lo stipendio è cresciuto. Una buona notizia.

Poi va a fare la spesa, paga le bollette, fa il pieno. E si accorge che, nel frattempo, è cresciuto quasi tutto. Quei soldi in più, quindi, non significano necessariamente maggiore ricchezza. In buona parte servono semplicemente a recuperare ciò che l’inflazione si è portata via.

Ed è qui che comincia la storia del fiscal drag.

 

 

Più stipendio, ma anche più tasse

Il meccanismo è semplice: quando gli stipendi aumentano per recuperare l’inflazione, cresce il reddito scritto sul cedolino. Ma se scaglioni, detrazioni e soglie IRPEF restano fermi, una parte di quell’aumento può essere assorbita da un maggiore prelievo fiscale.

Marco, insomma, può pagare più tasse senza essere diventato realmente più ricco.

Per i militari il problema è particolarmente evidente. I rinnovi contrattuali servono anche a recuperare il potere d’acquisto perso con l’aumento del costo della vita, ma se il fisco non si adegua, una parte di quel recupero rischia di tornare allo Stato sotto forma di maggiori imposte.

E qui nasce il paradosso: l’inflazione riduce il valore dello stipendio, il contratto prova a recuperarlo e il fisco rischia di assorbire una parte di quel recupero.

 

 

Cosa propone il SIULM

Per interrompere questo meccanismo, il SIULM Aeronautica ha presentato al Governo una proposta articolata di legge per introdurre l’indicizzazione automatica dell’IRPEF all’inflazione.

Il principio è molto semplice: se aumentano i prezzi, devono adeguarsi anche scaglioni, detrazioni e soglie fiscali.

Le aliquote IRPEF non cambierebbero. Quindi chi aumenta realmente il proprio reddito continuerebbe a pagare le imposte secondo la normale progressività. L’adeguamento servirebbe soltanto a evitare che l’inflazione venga trattata fiscalmente come nuova ricchezza.

 

 

L’esempio di Marco

Facciamo un esempio. Marco ha un reddito imponibile di 35.000 euro. Arriva il rinnovo contrattuale e il suo stipendio aumenta del 3%, esattamente quanto l’inflazione. Il reddito passa così da 35.000 a 36.050 euro.

Sulla carta Marco guadagna 1.050 euro in più. Nella realtà, però, quell’aumento serve a compensare prezzi cresciuti della stessa percentuale.

Con la proposta SIULM, anche la soglia IRPEF di 28.000 euro verrebbe aumentata del 3%, passando a 28.840 euro. In questo modo 840 euro di reddito non sarebbero più colpiti dall’aliquota superiore.

Nel solo esempio relativo allo scaglione, il vantaggio sarebbe di circa 100 euro l’anno, al quale si aggiungerebbero gli effetti dell’adeguamento delle detrazioni e delle relative soglie. Il beneficio effettivo dipenderebbe naturalmente dalla situazione fiscale di ciascun lavoratore.

È questo, in concreto, il fiscal drag che il SIULM vuole neutralizzare.

 

 

Una regola automatica, ogni anno

La proposta non chiede un bonus e nemmeno uno sconto fiscale occasionale, ma una misura strutturale, una regola permanente.

Ogni anno l’ISTAT certificherebbe l’inflazione. Entro il 30 settembre il Ministero dell’Economia stabilirebbe i nuovi valori e, dall’anno fiscale successivo, scaglioni, detrazioni e soglie IRPEF verrebbero aggiornati automaticamente. In altre parole, se aumenta il costo della vita, si muove anche il sistema fiscale.

 

 

La proposta è ora sul tavolo del Governo

Quello del SIULM non è più soltanto un tema di discussione sindacale.

La proposta è stata formalmente trasmessa al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Difesa, con un articolato normativo composto da dieci articoli.

Il nostro Sindacato chiede al Governo e al Parlamento di riconoscere il fiscal drag come fenomeno strutturale, introdurre l’indicizzazione automatica degli scaglioni e delle detrazioni e istituire una relazione annuale del MEF per misurare quanto drenaggio fiscale viene prodotto e quanto ne viene neutralizzato.

Chiede inoltre un confronto con le organizzazioni sindacali, comprese quelle militari, e propone di valutare l’introduzione del nuovo meccanismo già nell’ambito della prossima legge di bilancio. Le risorse dovrebbero essere individuate annualmente dalla legge di bilancio, senza tagli lineari a sanità, istruzione, sicurezza e protezione sociale.

 

 

Un aumento deve essere un vero aumento

Alla fine torniamo a Marco e al suo cedolino. Il contratto aumenta lo stipendio. L’inflazione ne riduce il valore. Il fisco non dovrebbe ridurlo ulteriormente.

È questa la regola di equità fiscale che il SIULM Aeronautica ha deciso di portare davanti alle istituzioni.

Non si chiede di detassare chi diventa realmente più ricco. Si chiede che l’aumento necessario a compensare l’inflazione non si trasformi automaticamente in nuova capacità contributiva.

Perché per Marco, come per ogni militare, non conta soltanto quanti euro ci sono sul cedolino, conta quanto valgono davvero.

 

 

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