Roma, 30 agosto 2026 - Un infermiere può essere chiamato da un giudice per mettere le proprie conoscenze e la propria esperienza professionale al servizio della giustizia. Può farlo come Consulente Tecnico d’Ufficio o come perito, contribuendo alla valutazione di questioni che richiedono competenze specifiche in ambito sanitario.
Non è un aspetto secondario. Racconta quanto sia cambiata la professione infermieristica e quanto siano cresciuti, nel tempo, il livello di preparazione, l’autonomia e le responsabilità di chi la esercita.
Proprio su questo tema è intervenuta la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) dopo il recente parere del Consiglio di Stato relativo allo schema di decreto del Ministero della Giustizia che modifica l’elenco delle categorie e delle specializzazioni dell’Albo dei CTU.
Contrariamente ad alcune interpretazioni circolate nei giorni scorsi, non c’è uno stop agli infermieri. La FNOPI chiarisce che non esiste un pericolo di esclusione della professione dal ruolo di consulente o perito. Il passaggio aperto dal Consiglio di Stato può diventare, invece, l’occasione per definire meglio il contributo delle diverse professioni sanitarie all’interno del sistema giudiziario.
E se quell’infermiere indossa l’uniforme?
Secondo l’ultimo aggiornamento, riferito a febbraio 2026, nell’Albo nazionale risultano 202 infermieri iscritti come Consulenti Tecnici d’Ufficio e 69 come periti, distribuiti nelle diverse Regioni italiane.
Sono numeri ancora contenuti, ma significativi. Quando un infermiere viene chiamato a fornire una consulenza tecnica non porta davanti al giudice una competenza generica, ma conoscenze maturate attraverso formazione ed esperienza professionale, necessarie per valutare correttamente questioni di natura sanitaria.
Il percorso viene da lontano. La legislazione sulla responsabilità sanitaria ha progressivamente riconosciuto la necessità di coinvolgere professionisti con competenze specifiche e nel 2019 la FNOPI ha sottoscritto con il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Nazionale Forense un protocollo finalizzato proprio a qualificare la presenza degli infermieri negli albi dei periti e dei consulenti tecnici.
Il punto, quindi, non è più stabilire se l’infermiere possieda una propria competenza professionale, ma capire quanto questa venga effettivamente riconosciuta e utilizzata.
E cosa accade quando quello stesso professionista indossa l’uniforme? Il tema interessa direttamente l’Aeronautica Militare e, più in generale, le Forze Armate.
L’infermiere militare è contemporaneamente professionista sanitario e militare. Opera in un’organizzazione con esigenze, regole e responsabilità proprie, ma la sua preparazione sanitaria, le conoscenze acquisite e le competenze professionali non cambiano quando indossa l’uniforme.
Significa assistere il personale, operare nelle strutture sanitarie militari e partecipare alle attività operative e addestrative, anche in contesti nei quali preparazione tecnica, capacità decisionale ed esperienza diventano essenziali.
Ma è proprio quando l’infermiere indossa l’uniforme che il tema diventa particolarmente interessante. Se l’ordinamento riconosce alla professione infermieristica autonomia, responsabilità e competenze specialistiche, fino a considerarle utili anche all’autorità giudiziaria, vale la pena capire quanto l’ordinamento militare abbia saputo accompagnare la stessa evoluzione professionale.
La posizione già assunta dal SIULM Aeronautica
È un tema sul quale il SIULM Aeronautica è intervenuto recentemente, chiedendo che la riforma degli ordinamenti professionali diventi un'occasione concreta per valorizzare le professioni sanitarie non mediche delle Forze Armate.
Nel documento trasmesso ai Ministri competenti, alle Commissioni parlamentari e ai Vertici della Difesa, il nostro Sindacato ha richiamato l’attenzione proprio sulla distanza che può crearsi tra l’evoluzione della professione infermieristica e il suo riconoscimento nell’ordinamento militare.
Una sensibilità che nasce anche dalla forte presenza della categoria all’interno dell’Organizzazione: circa il 90% degli infermieri dell’Aeronautica Militare risulta iscritto al SIULM Aeronautica. Un dato che attribuisce al nostro Sindacato una responsabilità precisa nel portare avanti le istanze di questi professionisti, ma con uno sguardo che ormai deve necessariamente andare oltre i confini della singola Forza Armata.
Dal 1° gennaio 2027, infatti, il percorso verso il Corpo sanitario militare unico apre una nuova fase per la Sanità Militare. Per questo il SIULM Aeronautica intende portare avanti i temi della valorizzazione professionale, delle competenze e delle prospettive di carriera nell’interesse degli infermieri di tutte le Forze Armate, contribuendo al confronto sul futuro assetto della componente sanitaria della Difesa.
Oggi l’infermiere è un professionista sanitario autonomo, con responsabilità e competenze proprie. Secondo il nostro Sindacato, però, questa trasformazione non ha ancora trovato un riscontro altrettanto compiuto nei percorsi professionali militari.
Per questo sono stati proposti percorsi di sviluppo direttivo e dirigenziale, il superamento del demansionamento, una maggiore armonizzazione con l’evoluzione delle professioni sanitarie civili e una riflessione sulle forme di libera professione compatibili con lo status militare e con le esigenze operative.
Non si tratta di cancellare la specificità militare. Al contrario, significa far convivere meglio status militare e identità professionale sanitaria.
Una competenza che può diventare una risorsa
La vicenda dei CTU offre quindi uno spunto che va oltre gli Albi dei Tribunali.
Mostra una professione che continua ad allargare il proprio campo di responsabilità e alla quale vengono richieste competenze sempre più qualificate. Lo stesso dibattito europeo si sta muovendo verso il riconoscimento delle competenze avanzate, delle specializzazioni e di maggiori responsabilità per gli infermieri.
Per l’Aeronautica Militare questa evoluzione può rappresentare un'opportunità.
Valorizzare maggiormente gli infermieri militari significa utilizzare meglio professionalità che la Forza Armata già possiede, costruire percorsi di carriera coerenti con formazione e responsabilità e rendere più moderna la stessa organizzazione sanitaria militare.
Il SIULM Aeronautica lo aveva sintetizzato con un principio molto chiaro: non si chiedono privilegi, ma il riconoscimento della professionalità.
Il confronto aperto sui CTU conferma quanto quella riflessione sia attuale. Perché mentre la professione infermieristica cresce fuori dalle Forze Armate, anche la Sanità Militare deve essere messa nelle condizioni di accompagnare questa evoluzione.
Il punto, allora, è valorizzare fino in fondo ciò che gli infermieri militari già sono: professionisti con competenze, responsabilità ed esperienza che possono diventare una risorsa ancora più importante per la Sanità Militare e per l’intera Forza Armata.
SIULM Aeronautica – la divisa ci unisce



