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STIPENDI MILITARI, SIULM AERONAUTICA: UNA TUTELA PER TUTTI

Roma, 23 agosto 2026 - Dal 1° gennaio 2026 gli stipendi del personale non contrattualizzato delle Forze Armate interessato dal meccanismo di adeguamento annuale aumentano del 2,48%. Lo stabilisce il DPCM del 13 luglio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto. Il provvedimento riguarda gli Ufficiali Superiori e gli Ufficiali Generali e Ammiragli.

Il SIULM Aeronautica accoglie positivamente la notizia: quando viene riconosciuto un adeguamento economico al personale, per noi è sempre un risultato da valutare con favore. Ma proprio questo provvedimento offre l’occasione per allargare lo sguardo al resto delle Forze Armate e porre una questione che riguarda migliaia di militari: se esiste un meccanismo capace di aggiornare automaticamente ogni anno una parte delle retribuzioni, è possibile immaginare in futuro una forma di tutela anche per il personale contrattualizzato, soprattutto quando l’inflazione corre più velocemente degli stipendi?

 

 

Due strade diverse per gli stipendi

Il 2,48% non è, tecnicamente, un adeguamento diretto all’inflazione.

La legge prevede infatti che ogni anno gli stipendi del personale interessato vengano adeguati sulla base degli incrementi medi registrati nelle retribuzioni dei dipendenti pubblici contrattualizzati. Per il 2026 l’ISTAT ha certificato una crescita del 2,48% tra il 2024 e il 2025 e quella percentuale è stata applicata automaticamente. L’anno precedente l’incremento era stato dello 0,61%.

La differenza rispetto al restante personale militare è evidente.

Da una parte esiste un meccanismo che verifica ogni anno l’andamento delle retribuzioni e produce un adeguamento previsto dalla legge. Dall’altra ci sono donne e uomini delle Forze Armate i cui aumenti dipendono essenzialmente dai cicli della contrattazione, dalle risorse stanziate e dai tempi necessari per arrivare al rinnovo.

Tempi che, negli ultimi anni, hanno pesato soprattutto quando l’inflazione ha iniziato a crescere rapidamente. Per capire quanto, basta guardare cosa è successo agli stipendi e ai prezzi nell’ultimo decennio. Se poi ci si aggiunge il blocco degli stipendi e dei contratti dei dipendenti pubblici iniziato nel 2010-2012 è formalmente durato sino al 2015, quindi per ben sei anni, anno in cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il prolungamento del blocco, ecco che la perdita del valore del trattamento economico stipendiale subita diviene catastrofica.

 

prezzi e punto parametrale

Anni che hanno cambiato il valore dello stipendio determinando un impoverimento non accettabile

Basta guardare ciò che è accaduto negli ultimi dieci anni.

Secondo i dati ISTAT, tra il 2016 e il 2025 abbiamo attraversato prima anni di inflazione quasi inesistente e poi una crescita dei prezzi che non si vedeva da decenni. Il passaggio decisivo è arrivato nel 2022, con un’inflazione media dell’8,1%, seguito dal 5,7% del 2023.

Considerando l’intero periodo e componendo correttamente le variazioni annuali, il livello generale dei prezzi è cresciuto di circa il 22,6% rispetto al 2015.

Tradotto nella vita quotidiana significa che ciò che costava 100 euro richiede oggi, mediamente, oltre 122 euro.

Gli stipendi, però, non hanno seguito la stessa traiettoria.

Per evitare confronti impropri abbiamo preso come riferimento il punto parametrale, cioè una delle basi più omogenee per osservare l’evoluzione dello stipendio del personale militare contrattualizzato, senza mescolare promozioni, anzianità, indennità operative o situazioni individuali.

Il suo valore è passato da 172,70 euro a 195,50 euro, con una crescita nominale di circa il 13,2%.

Nello stesso arco temporale i prezzi sono cresciuti di circa il 22,6%.

Rapportando correttamente le due grandezze, il potere d’acquisto della componente parametrale risulta ancora inferiore di circa il 7,7% rispetto a quello di dieci anni prima.

Non significa, naturalmente, che ogni militare abbia perso esattamente il 7,7% della propria retribuzione, perché lo stipendio è composto da più voci. Il dato indica, però, che una componente fondamentale e comune della retribuzione non ha recuperato integralmente l’aumento del costo della vita.

 

 

Una tutela da studiare anche per gli altri militari

Il SIULM Aeronautica non propone di estendere semplicemente al personale contrattualizzato il sistema previsto per i dirigenti. I due regimi sono diversi. Ma proprio l’esistenza di un adeguamento annuale apre una riflessione: si può prevedere anche per il restante personale una forma di salvaguardia che impedisca all’inflazione di erodere lo stipendio tra un rinnovo contrattuale e l’altro?

La contrattazione resterebbe centrale, ma potrebbe concentrarsi maggiormente sul miglioramento delle condizioni economiche e normative, anziché dover recuperare periodicamente una parte del potere d’acquisto già perduto.

 

 

Il contratto 2025-2027 e la scelta del SIULM Aeronautica

È anche per questo che il recente contratto 2025-2027 assume un significato particolare. Il SIULM Aeronautica ha scelto di non sottoscriverlo e, tra le associazioni sindacali rappresentative dell’Aeronautica Militare, soltanto una ha firmato.

Non abbiamo negato il valore degli aumenti ottenuti. Abbiamo ritenuto, però, che le risorse disponibili non fossero assolutamente sufficienti a recuperare pienamente la perdita di potere d’acquisto accumulata, lasciando inoltre aperte questioni importanti come previdenza dedicata, specificità militare, FESI e tutta la parte normativa.

Il decreto pubblicato il 22 agosto offre allora uno spunto che va oltre il singolo provvedimento. Il SIULM Aeronautica aveva già chiesto alle Amministrazioni competenti trasparenza sui criteri utilizzati per determinarne gli adeguamenti. Oggi possiamo fare un passo ulteriore: studiare una tutela capace di difendere nel tempo il valore reale degli stipendi di tutto il personale militare.

Dopo dieci anni nei quali i prezzi sono cresciuti più dello stipendio parametrale, è questo il confronto che il SIULM Aeronautica ritiene necessario aprire.

 

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