Roma, 4 ottobre 2026 – Gli aumenti del contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027 stanno per arrivare. L’inflazione, però, è arrivata prima. E per un militare il problema è molto concreto: non conta soltanto quanti euro compariranno sul cedolino, ma quanto riuscirà davvero a comprare con quei soldi.
Il rinnovo prevede un beneficio medio a regime di circa 189 euro lordi al mese. Una cifra importante, ma che va letta alla luce dell’aumento del costo della vita.
189 euro, ma quanto valgono davvero?
Prendiamo, solo come esempio, uno stipendio lordo di 2.300 euro mensili. Un aumento di 189 euro equivale a circa l’8,2% e porta la retribuzione a 2.489 euro lordi.
Ma questo è l’aumento nominale. Quello reale è un’altra cosa.
A settembre l’inflazione ha raggiunto il 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto e il 2,9% di luglio. Ancora più significativo per la vita quotidiana è il dato sui prodotti ad alta frequenza d’acquisto, saliti del 5,3%. Sono numeri che spiegano perché un aumento nominale dello stipendio non coincida automaticamente con lo stesso aumento del potere d’acquisto.
Per sapere quanto il militare avrà effettivamente guadagnato bisognerà quindi confrontare quell’8,2% con l’inflazione cumulata nel periodo contrattuale 2025-2027. Una parte dell’aumento servirà infatti a recuperare il potere d’acquisto perso per l’aumento dei prezzi.
Inoltre, i 189 euro sono lordi. La somma realmente disponibile sarà quindi inferiore.
Il punto è abbastanza semplice: 189 euro in più sul cedolino non significano 189 euro in più da spendere.
Dal cedolino alla spesa: facciamo due conti
Facciamo allora due conti veloci. Se prendiamo sempre come riferimento quei 2.300 euro, un aumento dei prezzi del 4,2% significa che per acquistare oggi beni e servizi che un anno fa costavano complessivamente 2.300 euro ne servirebbero circa 2.397: quasi 97 euro in più. Non significa che possiamo semplicemente sottrarre quei 97 euro ai 189 del contratto, perché i due dati coprono periodi diversi. Ma rende bene l’idea: prima ancora di trasformarsi in maggiore capacità di spesa, una parte dell’aumento deve rincorrere il costo della vita. E sui 189 euro lordi bisogna ancora fare i conti con contributi e tasse.
E allora il ragionamento cambia. Per un militare non conta soltanto poter dire “ho 189 euro lordi in più”. Conta capire quanto di quell’aumento resterà realmente nuovo reddito e quanto servirà semplicemente a mantenere il tenore di vita che aveva prima.
Ed è proprio mentre gli aumenti stanno per arrivare che torna un'altra domanda, forse ancora più importante: che pensione avrà domani chi oggi indossa l'uniforme?
Perché SIULM Aeronautica non ha firmato
È qui che acquista ancora più significato la scelta del SIULM Aeronautica di non sottoscrivere il contratto 2025-2027. Non era un no agli aumenti, né al contratto. La posizione era diversa: c’era ancora tempo per trattare e provare a migliorarlo, sia sul piano economico sia su quello normativo.
Già a luglio il quadro internazionale mostrava rischi evidenti. Tensioni geopolitiche, energia e incertezza economica potevano tradursi in nuove pressioni sui prezzi. E sul piano normativo restavano margini per avanzare su organizzazione del lavoro, conciliazione tra servizio e vita privata, specificità militare e tutele del personale. Chiudere allora significava rinunciare a utilizzare tutto il tempo disponibile per provare a ottenere di più.
Previdenza, ora la partita è decisiva
Il 13 ottobre scadono i 90 giorni dall’impegno assunto in occasione della sottoscrizione del contratto per avviare il confronto sulla previdenza. Il tavolo è stato aperto, ma adesso servono risposte concrete.
Per anni una previdenza dedicata ai militari si è scontrata soprattutto con il problema delle coperture finanziarie. La procedura europea per disavanzo eccessivo ha ulteriormente ristretto gli spazi disponibili. Oggi, però, lo scenario può cambiare: i conti pubblici stanno migliorando e le nuove condizioni europee consentono maggiore flessibilità sulla spesa per la Difesa. Questo non significa che esistano automaticamente nuove risorse per le pensioni dei militari, ma che il quadro finanziario nel quale il Governo può muoversi è diverso. E questo possibile nuovo spazio non nasce dalla firma del contratto, ma dall’evoluzione dei conti pubblici e delle regole europee sulla Difesa.
È qui che si gioca la partita. Il SIULM Aeronautica ha indicato due strade: previdenza complementare per i più giovani, con un adeguato contributo datoriale, e previdenza dedicata per chi è più vicino al congedo e non ha più il tempo necessario per costruire una posizione complementare sufficiente.
Gli aumenti stanno arrivando, ma l’inflazione è tornata a correre. Il tavolo sulla previdenza è aperto e il quadro finanziario potrebbe offrire nuovi margini. Ora servono risultati.
Per un militare conta quanto entra oggi sul cedolino. Ma conta altrettanto con quanto potrà vivere domani.
SIULM Aeronautica – Il militare al centro. Oggi e domani



