Per quasi trent'anni i militari italiani sono rimasti esclusi dalla previdenza complementare riconosciuta ad altre categorie del pubblico impiego.
Oggi quella vicenda potrebbe essere arrivata a un punto di svolta.
Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha infatti riconosciuto le ragioni del personale in divisa sulla mancata istituzione dei fondi pensione complementari, aprendo un nuovo scenario che potrebbe rafforzare le iniziative giudiziarie già avviate sul tema.
C'è una domanda che molti militari stanno facendo in queste ore: il ricorso sulla previdenza complementare non era già stato tentato in passato? Si, è così, ma oggi c’è un fatto nuovo che è tutt’altro che un dettaglio.
Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha dato ragione ai militari italiani sulla mancata istituzione dei fondi pensione complementari. Quindi il tema non è più soltanto una rivendicazione sindacale. È diventato anche una questione riconosciuta in sede europea.
Questo non significa che domani arriveranno automaticamente soldi sui conti correnti del personale.
Significa però che oggi esiste un elemento nuovo, forte e autorevole, che può essere utilizzato per dimostrare il danno subito da chi, per anni, non ha potuto accedere a una previdenza integrativa come invece è avvenuto per altre categorie di lavoratori pubblici.
Il passo indietro: cosa è successo davanti al CEDS
Per capire il senso del ricorso che il SIULM Aeronautica intende promuovere, bisogna fare un veloce passo indietro.
Da circa trent’anni il personale delle Forze Armate attende l’effettiva istituzione della previdenza complementare di comparto.
In parole semplici, si tratta di quei fondi pensione integrativi che dovrebbero affiancare la pensione pubblica e consentire al lavoratore di costruire, nel tempo, una tutela previdenziale aggiuntiva.
Per molte categorie del pubblico impiego questo percorso è stato avviato. Per militari, invece, no. È proprio qui che nasce il problema.
Secondo il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, l’Italia non può giustificare questa lunga inerzia richiamando difficoltà normative, tecniche o regolamentari. Dopo così tanti anni, la mancata istituzione dei fondi pensione complementari ha prodotto una disparità di trattamento che il Comitato Europeo ha ritenuto incompatibile con gli obblighi assunti dall'Italia in materia di tutela sociale.
Il punto centrale è questo: mentre altri lavoratori pubblici hanno potuto beneficiare di strumenti di previdenza integrativa, il personale in divisa è rimasto escluso senza una giustificazione adeguata.
Cosa ha riconosciuto davvero l’Europa
La decisione del CEDS è importante perché affronta due questioni centrali.
La prima riguarda la tutela sociale. Secondo il Comitato, l'Italia non ha garantito quel progressivo miglioramento delle tutele previdenziali previsto dalla Carta Sociale Europea, lasciando per decenni militari e poliziotti privi di uno strumento di previdenza complementare riconosciuto ad altre categorie del pubblico impiego.
La seconda riguarda la disparità di trattamento. Il personale delle Forze Armate è stato infatti escluso da un sistema di tutela previdenziale di cui hanno invece potuto beneficiare altri lavoratori pubblici.
Non si tratta quindi di una semplice questione amministrativa rimasta irrisolta. In gioco c'è la tutela previdenziale di migliaia di donne e uomini che hanno servito lo Stato senza poter accedere a uno strumento pensato per rafforzare la loro sicurezza economica futura.
Attenzione: la decisione non è automaticamente applicabile
Qui serve massima chiarezza. La decisione del CEDS non produce automaticamente un risarcimento.
Non obbliga, da sola, l’Amministrazione a pagare somme immediate al personale. Non è una sentenza nazionale esecutiva.
Però è sbagliato considerarla irrilevante. Quella decisione rappresenta un elemento giuridico importante. Rafforza la posizione di chi sostiene che l’assenza dei fondi pensione complementari abbia prodotto un danno concreto.
In altre parole, non è il punto di arrivo. È un elemento nuovo da portare davanti ai giudici italiani.
Previdenza complementare e previdenza dedicata: due battaglie che si intrecciano
La vicenda esaminata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali riguarda specificamente la previdenza complementare. Tuttavia, per il SIULM Aeronautica il tema si inserisce in una questione più ampia che interessa anche il personale militare più anziano: quella della previdenza dedicata.
Previdenza complementare e previdenza dedicata non sono la stessa cosa.
Per il SIULM Aeronautica i due percorsi non sono alternativi, ma complementari.
Da un lato occorre colmare un ritardo che dura da decenni nell'istituzione della previdenza complementare di comparto. Dall'altro è necessario continuare a lavorare per una vera previdenza dedicata che garantisca al personale militare tutele adeguate alla specificità della professione.
Questo aspetto assume un'importanza ancora maggiore per il personale con maggiore anzianità di servizio. Dopo decenni di ritardi nell'avvio della previdenza complementare, molti militari non hanno più davanti un orizzonte temporale sufficiente per costruire, attraverso la sola contribuzione integrativa, una posizione previdenziale in grado di compensare adeguatamente gli effetti del sistema contributivo.
Proprio per questo il SIULM Aeronautica ritiene che il tema della previdenza non possa essere affrontato guardando esclusivamente alla previdenza complementare, ma debba comprendere anche misure di previdenza dedicata capaci di offrire risposte concrete a chi ha già percorso una parte significativa della propria carriera.
Il ricorso promosso dal SIULM Aeronautica si inserisce in questa strategia più ampia di tutela previdenziale del personale.
Perché il SIULM Aeronautica sostiene il ricorso
Il SIULM Aeronautica ha deciso di sostenere questa iniziativa per una ragione precisa.
Non perché il ricorso sia facile, non perché la vittoria sia certa e nemmeno perché si vogliano alimentare aspettative irrealistiche tra gli iscritti.
La scelta nasce da una valutazione concreta: dopo la decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali, esiste oggi un elemento nuovo che rafforza la tesi di chi ritiene che il personale abbia subito un danno a causa della mancata istituzione della previdenza complementare.
Nessuno può garantire l'esito di questo ricorso. Se la questione fosse stata semplice, probabilmente sarebbe stata risolta molti anni fa.
Proprio perché la sfida è complessa, il SIULM Aeronautica ritiene doveroso valutare e percorrere ogni strada giuridicamente praticabile quando emergono elementi che fanno ritenere che il personale abbia subito una disparità di trattamento.
Per il SIULM Aeronautica, tutelare il personale significa anche assumersi la responsabilità di portare avanti battaglie difficili. Senza creare illusioni, ma senza neppure rinunciare a difendere diritti che si ritengono lesi.
A volte si agisce per ottenere un risultato concreto. Altre volte per affermare un principio. Molte delle tutele oggi considerate normali sono nate da battaglie che, all'inizio, sembravano impossibili. E altre ancora per ricordare, nelle sedi competenti, che il personale militare non può continuare a essere l'unica categoria alla quale vengono chiesti sacrifici senza che siano garantite le stesse tutele riconosciute ad altri lavoratori dello Stato.
Nessun costo per gli iscritti
Il ricorso è gratuito per gli iscritti al SIULM. Il Sindacato si farà carico anche delle eventuali spese successive in caso di soccombenza.
Tradotto in modo semplice: se il ricorso dovesse andare bene, gli eventuali benefici saranno degli iscritti ricorrenti. Se invece il ricorso dovesse andare male, i costi resteranno a carico del SIULM.
Quindi gli iscritti non sosterranno spese. Non all’inizio, non dopo e nemmeno in caso di esito negativo.
È una scelta chiara, che dimostra la volontà del nostro Sindacato di assumersi direttamente la responsabilità politica, sindacale ed economica dell’iniziativa.
La vera posta in gioco
Questa vicenda non riguarda soltanto un ricorso. Riguarda il modo in cui lo Stato considera chi indossa una divisa.
Per anni militari hanno garantito sicurezza, difesa, ordine pubblico, soccorso e continuità delle istituzioni. Eppure, sul fronte della previdenza dedicata e su quella complementare, sono rimasti esclusi da uno strumento che nel frattempo è stato riconosciuto ad altre categorie del pubblico impiego.
Il CEDS ha acceso un faro su una disparità che per anni è rimasta irrisolta. Ora quella luce deve arrivare anche nelle aule dei tribunali italiani.
Il SIULM Aeronautica percorrerà questa strada con prudenza, serietà e senza scaricare alcun rischio economico sugli iscritti.
Perché i diritti non avanzano da soli. Avanzano quando qualcuno decide di difenderli. Il SIULM Aeronautica continuerà a farlo. Sempre.
SIULM Aeronautica - La divisa ci unisce



