Riscatto pensionistico: cosa cambia davvero per i militari
Negli ultimi mesi si è parlato molto della sentenza n. 8/2025 delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, che riguarda il tema del riscatto di alcuni periodi di servizio ai fini pensionistici per il personale militare.
Come spesso accade quando emergono novità in materia previdenziale, si sono diffuse interpretazioni contrastanti e talvolta poco chiare. Per questo motivo SIULM Aeronautica ritiene necessario fare chiarezza, spiegando in modo semplice cosa stabilisce realmente questa decisione e quali effetti può avere per il personale militare.
Cosa dice la sentenza della Corte dei Conti?
La sentenza non introduce nuove norme sulla pensione dei militari, ma fornisce una interpretazione definitiva delle regole già esistenti relative al riscatto di alcuni periodi di servizio.
In particolare, la Corte ha chiarito che possono essere riscattati a titolo oneroso alcuni periodi di servizio che in precedenza spesso venivano esclusi o respinti dall’INPS.
Tra questi rientrano:
• il servizio di leva obbligatorio;
• i periodi di formazione o corsi presso istituti militari;
• alcuni periodi di servizio svolti presso reparti o enti che non davano diritto alle maggiorazioni di servizio.
Questi periodi, se riscattati, diventano utili ai fini del calcolo della pensione.
È importante precisare che il riscatto riguarda solo la pensione e non la buonuscita (TFS).
Il chiarimento più importante riguarda il momento in cui nasce il diritto al riscatto.
Secondo la Corte dei Conti:
il diritto dipende dal periodo di servizio effettivamente svolto,
e non dalla data in cui viene presentata la domanda.
Questo principio ha un effetto molto rilevante perché consente di valorizzare periodi di servizio più favorevoli dal punto di vista pensionistico.
Il tema del limite dei 5 anni.
La normativa prevede da tempo un limite massimo di cinque anni di maggiorazioni o riscatti utili ai fini pensionistici.
In passato l’INPS respingeva molte domande sostenendo che il limite fosse già stato raggiunto.
La sentenza chiarisce invece un principio importante:
• il limite dei 5 anni non cambia;
• tuttavia è possibile scegliere quali periodi valorizzare, sostituendo eventualmente quelli meno vantaggiosi con altri più favorevoli.
In altre parole, alcuni periodi di servizio antecedenti al 1998 possono essere riscattati anche se il limite risulta già apparentemente raggiunto, purché il totale delle maggiorazioni non superi comunque i cinque anni previsti dalla legge.
Perché i periodi antecedenti al 1998 sono importanti?
La sentenza assume particolare rilevanza per i periodi di servizio svolti prima della riforma previdenziale del 1998.
Questo perché tali periodi possono incidere su quote pensionistiche calcolate con il sistema retributivo, generalmente più favorevole rispetto al sistema contributivo.
In alcuni casi il riscatto può:
• aumentare la base pensionabile;
• incrementare l’importo della pensione;
• consentire una migliore valorizzazione dell’anzianità contributiva.
Un esempio pratico
Per comprendere meglio gli effetti della sentenza, immaginiamo il caso di un militare arruolato negli anni ’80.
Se durante la carriera ha svolto:
• corso di formazione iniziale;
• periodi di servizio senza maggiorazioni operative;
potrebbe decidere di riscattare uno di questi periodi, sostenendo un costo ma ottenendo un aumento della pensione futura.
In alcune simulazioni, un anno di riscatto può comportare un incremento pensionistico di oltre il 2% dell’assegno annuo, recuperando il costo nel giro di pochi anni.
Naturalmente ogni situazione va valutata caso per caso.
Cosa devono fare i militari?
Alla luce della sentenza, il personale militare interessato dovrebbe:
1. verificare il proprio estratto contributivo;
2. controllare i periodi di servizio svolti prima del 1998;
3. valutare la convenienza di un eventuale riscatto.
Si tratta di scelte che devono essere analizzate attentamente, perché il riscatto è oneroso e il beneficio varia in base alla carriera, allo stipendio e all’anzianità contributiva.
Il SIULM Aeronautica continuerà a monitorare con attenzione gli sviluppi applicativi di questa sentenza, soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione che verrà adottata dall’INPS e dalle amministrazioni competenti.
La previdenza dei militari resta un tema complesso e spesso caratterizzato da norme stratificate e interpretazioni non sempre uniformi.
Per questo motivo il SIULM ribadisce il proprio impegno:
• nel tutelare i diritti previdenziali del personale militare;
• nel fornire informazioni corrette e trasparenti;
• nel sostenere tutte le iniziative utili a garantire pensioni più giuste e adeguate a chi ha servito il Paese.