Tra titoli altisonanti e realtà, i numeri smentiscono le promesse
C’è un altro dato che colpisce i militari:
il punto 7 del Decreto Milleproroghe reca un titolo che parla di “più risorse per dirigenti militari e ausiliaria”.
Peccato che, leggendo i numeri reali, la realtà sia esattamente opposta.
Ancora una volta, dietro formule rassicuranti e titoli ottimistici, si cela l’ennesima delusione per il personale militare, costretto a prendere atto che alle parole non seguono i fatti.
I numeri dell’ausiliaria anticipata: un taglio netto
I contingenti destinati all’ausiliaria subiscono una riduzione drastica, difficilmente giustificabile:
Ufficiali: da 32 a 18 unità − 43,75%
Marescialli: da 75 a 38 unità − 49,33%
Per il ruolo dei Marescialli, vera ossatura operativa delle Forze armate, si tratta di quasi un dimezzamento dei posti disponibili.
Altro che “più risorse”.
Il confronto storico che non può essere ignorato
È sufficiente guardare indietro per comprendere la portata della riduzione.
Nel 2017, i posti destinati ai Marescialli per l’ausiliaria anticipata erano 795.
Oggi si discute di 38 unità.
Un dato che parla da solo e che certifica come l’attenzione verso i militari abbia raggiunto il minimo storico.
Da uno strumento pensato per accompagnare in modo ordinato e dignitoso il fine carriera, si è passati a numeri simbolici, del tutto insufficienti rispetto alle esigenze reali.
Proroghe senza risorse: una tutela solo apparente
La proroga del regime transitorio dell’ausiliaria al 31 dicembre 2026, se accompagnata da contingenti così ridotti, rischia di restare una misura puramente formale.
Prorogare un istituto e, contemporaneamente, svuotarlo nei numeri, significa:
alimentare aspettative destinate a restare deluse;
aumentare la frustrazione del personale;
creare nuove disparità tra militari con percorsi di carriera analoghi.
Dalla Legge di Bilancio al Milleproroghe: un copione che si ripete
Dopo la delusione della Legge di Bilancio, anche il Milleproroghe conferma un trend ormai evidente: non vi è fine al peggio.
Ogni provvedimento che dovrebbe rafforzare le tutele del personale militare finisce invece per:
ridurre le opportunità di fine carriera;
comprimere diritti consolidati;
scaricare ancora una volta il peso delle scelte sul personale in uniforme.
L’attenzione reale di questo Paese verso i militari
Questi numeri mostrano, senza possibilità di smentita, il livello di attenzione che questo Paese riserva oggi ai propri militari:
un’attenzione fatta di titoli rassicuranti e annunci, ma priva di risorse concrete e di visione strutturale.
Ai militari si chiede disponibilità totale, sacrificio, professionalità e spirito di servizio.
Quando però si tratta di riconoscere tutele e dignità a fine carriera, i numeri diventano improvvisamente un problema.
La posizione del SIULM
Il SIULM giudica questa situazione:
inaccettabile;
penalizzante, soprattutto per i Marescialli;
emblematica di un’attenzione istituzionale ridotta al minimo storico.
I militari meritano rispetto, certezze e scelte coerenti, non slogan.
Il SIULM continuerà a denunciare con forza queste contraddizioni e a battersi affinché alle parole seguano finalmente i fatti.
SIULM - Sindacato Unitario Lavoratori Militari
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